Dojo

"Il Fudo Myo Shin Dojo (facente parte della libera associazione Iwama Shin Shin Aiki Shurenkai Italia) è nato con l'intento di studiare e praticare gli insegnamenti del fondatore dell'Aikido, O'Sensei Morihei Ueshiba, attraverso i metodi e la dottrina di Saito Morihiro Sensei, succeduto al padre Morihiro Saito Shihan che fu allievo diretto del fondatore O' SENSEI MORIHEI UESHIBA, con il quale visse dal 1946 al 1969. Ad IWAMA viene insegnato l'AIKIDO nello stesso modo in cui veniva praticato dal fondatore.

 L'amore e la passione per i principi alla base della dottrina del Fondatore sono motore pulsante del nostro dojo e condividerli con gli altri è grande fonte di soddisfazione. O'Sensei, in uno dei suoi Doka (canti dello spirito) disse che "la vera armonia è molto più che una parola scritta o una frase pronunciata. Non trasciniamola in infinite discussioni: impariamo a crearla davvero!", per questo vi invitiamo a venire a trovarci per imparare a crearla con noi!

 Rappresentante per l'ITALIA e il M° ALESSANDRO TITTARELLI 8° DAN DENTO IWAMA RYU che dal 1984 segue gli allenamenti della famiglia SAITO, ed attualmente è il responsabile Nazionale dell'Iwama Shin Shin Aiki Shurenkai Italia. Il M° TITTARELLI tiene numerosi seminari sia Italia che in Europa spesso si reca a IWAMA e periodicamente invita M° SAITO in ITALIA riuscendo così a trasmettere ad un numero sempre maggiore di allievi, la sua stessa passione per l'AIKIDO.

 Perché Fudomyo shin dojo?

kanji

FUDOMYO = è una divinità buddista,e uno dei tredici Buddha Giapponesi,che porta una spada in una mano (per recidere delusione e ignoranza) e una corda nell'altra (per legare "le forze del male", le passioni e le emozioni violente o incontrollate). Venerato dall'attuale Caposcuola dell' IWAMA SHIN SHIN AIKI SHURENKAI HITOHIRO SAITO SENSEI.

SHIN = Nuovo

DOJO = Termine giapponese che significa etimologicamente luogo (jo) dove si segue la via (do),ed è lo spazio in cui si svolge l'allenamento ma anche simbolo della profondità del rapporto che il praticante instaura con l'arte marziale; tale ultimo aspetto è proprio della cultura buddhista giapponese, che individua il dojo quale luogo dell'isolamento e della meditazione
  Quindi letteralmente "Nuovo Dojo di Fudomyo"

Vi aspettiamo per qualsiasi informazione e anche per lezioni di prova.

Aikido

aikido


I tre ideogrammi che compongono il termine Aikido sono:

 

                AI = Unione               KI = Spirito              DO = Via

 

Letteralmente quindi "la Via dell’Armonia dello Spirito".

 L'aikido è innanzitutto budo (arte marziale) e per O'Sensei Morihei Ueshiba (il Fondatore, dove O'Sensei vuol dire Grande Maestro) il vero budo non era basato sull'uso sconsiderato della forza per determinare il vincitore di una contesa, ma era un percorso incentrato sull'addestramento quotidiano di condivisione per raffinare il carattere individuale e raggiungere l'armonia universale di verità e giustizia. Tecnicamente parlando, l'Aikido attinge a diverse discipline marziali tradizionali (ju-jutsu, ken-jutsu ecc.) ma ne rielabora le forme creando uno stile diretto, efficace e universale.

“L'Aikido è l'eterno principio dell'universo.
L'Aikido è la verità celeste che opera meraviglie come takemusu aiki (coraggiosa e illimitata creatività).
L'Aikido è la via che armonizza il cielo, la terra e l'umanità.
L'Aikido è la via che mantiene la giustizia universale.
L'Aikido è il meraviglioso operato di kototama (vibrazioni cosmiche) e misogi (purificazione del corpo e della mente).” (Morihei Ueshiba – Il cuore dell'Aikido – Edizioni Mediterranee)

 Queste sono le parole del Fondatore e servono a comprendere la differenza tra le precedenti discipline, basate soprattutto su una manifestazione fisica, e l'Aikido che volge lo sguardo verso il genuino spirito marziale unendo dimensione tecnica e spirituale e abbracciando un fine morale più elevato, cioè proteggere, nutrire e illuminare la vita. Purificando noi stessi, ed entrando in armonia con tutto il creato, potremo aiutare il mondo a progredire.

Per questo è importante analizzare i 3 ideogrammi che compongono il termine “Aikido”:
AI – unione, amore, armonia.
KI – spirito, energia vitale.
DO – via, ricerca.
Letteralmente, “Via dell'armonia e dello spirito”.

 Essere aikidoka vuol dire praticare il budo per incamminarsi sulla Via che porta verso l'Armonia. Ecco perché le tecniche dell'Aikido sono state elaborate per essere non solo straordinariamente efficaci, ma anche non violente. Esse servono a neutralizzare qualsiasi tipo di attacco a mani nude o con armi (spada, bastone e pugnale) e a liberarsi da qualsiasi presa (sul corpo avanti e dietro e sul vestiario). Non si entra in opposizione con l'avversario, ma si sfrutta la sua forza fisica per sbilanciarlo e immobilizzarlo tramite leve articolari e controlli in punti dolorosi del corpo o proiettandolo lontano.

L'aikido è logica, è un'arte marziale razionale: ogni movimento, ogni tecnica, raggiunge il suo fine nel minor tempo possibile e con il minimo sforzo in efficacia e precisione. Un altro aspetto importante è la condivisione e l'apprendimento reciproco: chi viene attaccato impara a utilizzare la propria energia, chi attacca impara a non essere ferito. Ecco perché non c'è spazio per violenza, aggressività o competizione, ed ecco perché, a differenza di altre discipline marziali, non esistono distinzioni di sesso o di categoria di peso. In ultimo, non bisogna tralasciare l'aspetto “umano” dell'Aikido: un arricchimento fisico e mentale che può tornare utile quotidianamente.

Per questo dobbiamo sempre ricordare uno degli insegnamenti più importanti di O'Sensei: “La più grande vittoria che un guerriero può ottenere è la vittoria su se stesso”.

Insegnanti

Dojo Cho: M° Andrea Campisi Sandan

 Andrea Campisi nasce a Roma il 18/03/74 ed inizia sin da subito ad appassionarsi alle arti marziali orientali quando a 13 anni studia il Kung-fu Shaolin sotto la direzione tecnica del Sifu Liberato Mirenna allievo di Shin Dae Woung.
 Dopo  cinque anni lascia il Kung-fu ed inizia a praticare la via del Karate con il M°Massimo Conti; pratica con lui per un anno lo sile Wado Ryu, ma interrrompe subito la pratica perché capisce che non è il “DO” che fa per lui.
Così dopo due anni di interruzione, si interessa all’Aikido e conosce il responsabile tecnico regionale dell’allora FILPJK Andrea Lembo.
 Dal ’93 al ’96 pratica con lui poi nel ’97 entra nell’Aikikai e studia dall’allora Shidoin Adriano Olmelli, nel Seiki-dojo fino al 2000.
Nel frattempo matura in lui l’idea di seguire il metodo Iwama Ryu.
 Nel 2000 si trasferisce a Ciampino ed insieme ad Ignazio Melia, all’epoca responsabile tecnico, ed al compagno di pratica Adriano Ciccioli studia l’Iwama Ryu con il M°Paolo Corallini Shian che in quel periodo era responsabile tecnico nazionale della FILJKAM.
 Nel 2002 partecipa all’ultimo seminario in Italia del compianto M°Morihiro Saito Sensei.
La svolta però arriva nel 2005 quando segue un Koshukai del M°Alesandro Tittarelli Shihan.
Da li capisce che è lui il Maestro da seguire, coinvolge così Adriano Cicccioli e frequenta il Ryu Shin dojo di Sung Gyun Cho dove il M° Alessandro Tittarelli teneva regolarmente i suoi seminari.
Diventa così suo allievo. Gli viene riconosciuto il grado di Shodan preso nel 2003.
 Nel 2007 prende il grado di Nidan (2° Dan) ed il benestare da parte del M° Alessandro Tittarelli Shihan ad aprire un corso.
 Nel 2011 prende il grado di Sandan (3° Dan) ed il titolo di Shidōin (Maestro), in una sessione d'esame pubblica presieduta dal M° Alessandro Tittarelli Shihan.
 Nel 2016 prende il grado di Yondan (4° Dan) ed il titolo di JUN SHIHAN (pre - Shihan), in una sessione d'esame pubblica presieduta dal M° Alessandro Tittarelli Shihan.

tecniche

Nella nostra scuola tradizionale di Iwama abbiamo un curriculum tecnico molto ampio e dettagliato. Tutte le tecniche sono complesse e richiedono pratica, disciplina e concentrazione.
Prima, però, occorre elencare i comportamenti e i movimenti fondamentali per poter partecipare correttamente alla vita del nostro dojo.

 REIGI (etichetta – atteggiamento da tenere all'interno del dojo che esprime soprattutto rispetto e gratitudine)
HANMI (guardia – posizione di guardia nella quale ci si dispone diagonalmente per proteggere il corpo)
TAI SABAKI (spostamenti del corpo in piedi)
SHIKKO (spostamenti del corpo in ginocchio)
UKEMI (cadute),
ATEMI (colpo portato con il pungo, il gomito, il ginocchio o il piede)

 Le Tecniche sono suddivise in:

Tai Jutsu : Tecniche di corpo a mani nude
Buki Waza : Tecniche con armi (Ken, Jo, Tanken)
A sua volta il Buki Waza è suddiviso in:

Ken Jutsu : Tecniche di spada
Jo Jutsu : Tecniche di bastone
BukiDori : Tecniche di disarmo da Ken, Jo, Tanken
Ken Tai Jo : Tecniche di spada contro bastone

 Le armi che si utlizano nella pratica dell'Aikido tradizionale di Iwama sono il Jo, il Ken ed il Tanken (o Tantoo).

 Nel periodo in cui visse il fondatore (1883 - 1969) l'uso delle armi da fuoco venne proibito, con la sola eccezione riguardante le operazioni militari. Per quello che riguardava la vita quotidiana, ci si doveva arrangiare con quello che si trovava in giro. Un bastone in legno, nelle varie grandezze e lunghezze, era l'arma più economica e funzionale che si potesse usare (pensiamo ad un viandante che deve tenere a distanza eventuali minacce come attacchi di animali o di briganti).
 In quel periodo non tutti potevano permettersi una katana autentica, ma lavorando il legno, in modo
particolare, si potevano ottenere delle "copie", che potevano essere maneggiate come una vera
spada. Essendo queste le armi convenzionali nel giappone di fine '800 e primi '900, "O Sensei"
iniziò un meticoloso studio relativo a tecniche di armonizzazione, di difesa e di disarmo.

Il JO
"Jo" significa: bastone.

 Solitamente ha una lunghezza media di 130 cm ed un diametro di 2.5 cm. Può variare di poco nella lunghezza e nel peso secondo le esigenze personali ed è costruito in "quercia bianca", una particolare qualità di legno giapponese che unisce a un peso relativamente modesto una gran resistenza agli urti. Questa qualità è apprezzabile sopratutto quando i jo si incrociano come nella pratica dei "Kumi Jo" oppure quando il Jo deve spazzare via il Ken nella pratica del “Ken Tai Jo”.
 Non deve essere troppo lungo e pesante perché, a differenza di altre discipline marziali, il Fondatore lo ha concepito in modo da poter essere usato anche come un Ken.

 Il Ken

"Ken" significa: spada giapponese.

 Nello studio dell'Aikido diventerebbe molto pericoloso praticare con spade vere, per questo motivo si utilizza il Bokken (spada di legno).
 Il Bokken di Iwama ha una lunghezza di circa un metro (103 cm) ed un peso che oscilla intorno ai 750 grammi. Anche il Bokken, come il Jo, viene costruito utilizzando il legno di quercia bianca. Possiede la caratteristica di avere la punta mozzata, per poter essere utilizzato in sicurezza. Il Bokken può variare nel peso in base al particolare tipo di allenamento: se, ad esempio, ci si vuole concentrare sul rafforzamento delle spalle e della presa, esso può avere un peso particolarmente elevato, e in questo caso viene chiamato “Suburito” (a volte costruito artigianalmente ricavandolo direttamente da grossi rami di alberi come il "carpino rosso" oppure il "carpino bianco").
 Molte sono le tipologie di allenamento che si possono attuare quando si pratica con quest'arma ma non è possibile elencarle tutte a causa dell'enorme panorama di possibilità.

Il Tanken
Il Tanken o Tantoo è un coltello di legno.

 Ad Iwama, nel tempo, se ne sono utilizzati di diversa lunghezza, tutti con la particolarità di avere la punta mozzata (sempre per un discorso di sicurezza). Nel 1984 la lunghezza media di un Tanken era di 30 - 35 cm. Con il trascorrere del tempo questa misura è andata sempre di più diminuendo fino ad arrivare, nel 2005 a essere di 25 cm circa.

 Kai-Cho Saito Hitohiro preferisce un Tantoo di piccole dimensioni per diminuire la pericolosità durante la pratica, specialmente quando si ricevono fendenti frontali e laterali.

Programma Esami

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